Milan Kundera, nel suo romanzo La lentezza, descrive la velocità come «la forma d’estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo». Riprendendo ed integrando questa citazione Alberto Barbera e Simona Previsti, nel saggio La velocità del cinema, attribuiscono alla velocità il merito di aver «inaugurato, con un nuovo senso estetico, il moderno». La velocità, insomma, è protagonista di un immaginario collettivo che, nelle fasi di sviluppo economico e tecnologico, alimenta «il sogno del superamento dei limiti percettivi verso l’assoluto». È proprio per questo che il cinema ha un rapporto così stretto con le automobili: quale mezzo è migliore di un’auto per esprimere immediatamente, senza bisogno di altre parole, tutto il potenziale della velocità?

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